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lunedì 24 febbraio 2020

In bilico tra Eros e Thánatos seguendo Gaudio

A.D.V.Gaudio


Bauman osserva che, a seguito di una indagine svolta dal 1991 al 93 da Hanna Świda-Ziemba, "... ... «le persone delle generazioni passate si auto collocavano tanto nel passato quanto nel futuro», mentre per i nuovi giovani esiste solo il presente. ..." («Gazeta Wyborcza», 6 novembre 2006). Gaudio appartiene alla generazione successiva a questa e quindi esente da questa indifferenza apatica risultando essere alfiere fustigatore partecipe dei mali del presente e in prima linea a denunciarli. Una denuncia che fino a poco tempo fa pareva fine a se stessa, senza soluzioni. Questo fino ad oggi quando i prodromi di una via d'uscita appaiono nella sua quarta mostra tenutasi a Milano presso Floris Art Gallery intitolata "BEAUTIFUL MINDS". Non che in questa ci venga data una prognosi definitiva, una cura, una ricetta risolutiva, ma questa serie di opere ci suggerisce una possibile strada da perseguire. Suggerisce, nei modi con cui si conviene suggerire a chi fa arte e cioè senza dire. Infatti in questo suo suggerire A.D.V.G. non è esplicito. Lui è guardingo rimanendo un po' sibillino, ambiguo quanto basta a lasciare al suo pubblico trarre le debite conclusioni. Tutto ciò lo fa introducendo delle piccole, ma significative novità.
Accanto alla solita denuncia dei mali della nostra società troviamo una flebile luce in fondo al tunnel. Proprio quel tunnel di specchi neri da lui stesso costruito intorno al suo pubblico nella macrostoria narrataci nelle tre precedenti puntate (se la metafora é quella delle serie tv in voga oggi) o mostre che dir si voglia. In queste sono stati espressi i suoi moniti. In queste il suo indice è stato puntato contro una società i cui valori si scontrano con il suo “moralismo laico” esternato proprio nel terzo capitolo (capitolo dico, usando la metafora del libro che per la narrazione mi sembra più adatto) o terza personale.
Nella sua quarta esposizione A.D.V.G., dopo essersi posto il problema nelle prime tre di dove risiedesse il male, inizia a reagire. Con la quarta esposizione A.D.V.G. finalmente ci da la sua soluzione per rimodellare la realtà secondo una visione di «vita buona». I prodromi della redenzione si hanno in un lato quasi marginale dei dipinti. Da una parte il caratteristico bianco e nero derivato dalla sua formazione di "graffitaro", come oggi si suol definire un "artista di strada" che opera nel settore delle arti visive, anche se A.D.V.G. per strada non è sceso molto spesso se non invitato da qualche municipalità, dall'altro troviamo dei tratti colorati con delle forme infantili che bilanciano una distopia ormai abbondantemente descritta e narrata nel corpus pittorico precedentemente realizzato. Queste forme alle volte appaiono come idee del personaggio descritto nell'opera, altre come un una sorta di desiderata che potrebbe essere una proiezione mentale dello stesso pubblico all'interno del dipinto. Un dentro e un fuori dal dipinto che, scalando di una dimensione, dopo la sua scoperta della quarta introdotta dall'inserto in movimento dei video, ci introduce in una terza dimensione con delle piccole sculture ad integrazione e complemento del dipinto. Un nuovo approccio olistico del suo lavoro creativo ci si para davanti.  Gaudio ci pone il problema, ci suggerisce la soluzione. Non ci dice comunque se la speranza debba risiedere nelle giovani generazioni, oggi ancora in età infantile, o se le "belle menti", di cui la mostra tratta, possano trovare in quel ricordo d'infanzia la purezza per la propria ed altrui redenzione; ovvero chi sia in grado di perseguire quella Felicità sancita nel lontano 4 luglio 1776 dal Congresso con la Dichiarazione di Indipendenza americana. Una speranza che Alessandro Di Vicino Gaudio, pur non lasciando completamente la guida di Thánatos, presuppone e, forse, finalmente anticipa la strada di Eros.
Attendiamo ora la quinta per vedere dove penderà l'ago della bilancia. Sarà verso una "fuga dionisiaca" o verso una "denuncia apollinea"?
Lo sapremo nella sua mostra che chiuderà la rassegna "Quattro passi nella storia dell'arte" che si tiene a Pavia presso la Libreria Cardano.

giovedì 8 novembre 2018

1971 Umberto Lilloni all'Annunciata

Era il secolo scorso, o forse lo scorso millennio. Ormai non si sa più valutare il tempo che passa. Umberto Lilloni, ormai maturo, viene celebrato con una grande antologica nella galleria Annunciata. Cento opere in esposizione, una carrellata su una lunga carriera. Per saperne di più riportiamo per intero il catalogo.



Il catalogo della mostra

domenica 20 novembre 2016

Focus sull’artista: Alessandro di Vicino Gaudio di Giulia Kimberly Colombo

Focus sull’artista: Alessandro di Vicino Gaudio
di Giulia Kimberly Colombo

Alessandro di Vicino Gaudio (Napoli, 1985) è il protagonista della mostra in fase di realizzazione alla Galleria Schubert di Milano. Dopo l’ultimo evento dedicato ad uno dei più importanti esponenti del movimento Madì (Materialismo Dialettico), Lorenzo Piemonti (Carate Brianza, 1935- Carate Brianza, 2015), la scelta per la nuova esposizione ricade su un giovane artista, portavoce di uno stile e un messaggio completamente diversi.
Gaudio nasce a Napoli, ma studia e si forma all’Istituto Statale d’arte “F. Russoli” di Pisa. Ottenuto il diploma in pittura nel 2004, si dedica a un’arte che indaga il reale e i rapporti sociali del mondo moderno con uno sguardo lucido, operando una critica puntuale sugli aspetti più inquietanti dell’odierno modo di relazionarsi della civiltà Occidentale.
L’Uomo è infatti al centro della sua ricerca: l’Uomo moderno con le sue angosce, le sue speranze, l’Uomo che entra in contatto con i suoi simili, non sempre secondo modalità pacifiche e intenzioni benevole. Tuttavia, l’individuo e le relazioni sono il campo d’indagine di Alessandro Gaudio e le sue opere riflettono il reale coinvolgimento che l’artista avverte nei confronti di una società sconvolta dall’avvento delle comunicazioni di massa, spersonalizzata da un uso smodato e irragionevole della tecnologia, iper-competitiva e spesso disumana nei confronti dei perdenti e di chi non viaggia al passo con cambiamenti sempre più rapidi.
La tecnologia, in particolare, entra prepotentemente nelle sue opere, sia dal punto di vista contenutistico, che tecnico: la serie Organic and Bionic del 2014 esplora il ruolo che la Tecnica riveste oggigiorno nella vita di ciascuno di noi, portando agli estremi le conseguenze del dispotismo della macchina sulle emozioni umane. La stessa Tecnica che però si mostra pericolosa e alienante, in queste opere diventa parte integrante del linguaggio di Gaudio, che la sfrutta per creare immagini in movimento e definire il suo stile, a metà strada tra la street-art e la video-arte. Questa duplice lettura dei fenomeni moderni, materializzata in quadri che combinano pittura e video, è uno dei aspetti più interessanti della visione dell’artista.
Attraverso lo scambio di idee intercorso nel tempo con il gallerista Andrea Schubert, Gaudio fa propria la riflessione di una figura fondamentale del mondo intellettuale e letterario italiano del secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini, quando a commento di una sua opera, Obstacles (2016), riporta le parole del grande scrittore, poeta e regista: “Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce […] A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo”.
Si tratta di un riferimento estremamente significativo per un artista di una generazione, quella dei ragazzi e ragazze nati tra il 1985 e il 1995, alle prese con un surplus di violenza nel mondo, con una classe politica che non la rappresenta, portavoce soltanto di una retorica sguaiata e che parla ai ‘vincitori’, con un mondo del lavoro crudele ma esigente, con un futuro incerto e pieno di angoscia.
Gaudio con le sue opere intende senza dubbio criticare, svelare le dinamiche che portano ciascuno di noi a ‘obbedire’ ai condizionamenti imposti dal consumismo e dalla corsa al profitto, ma non perde una qualità che appartiene per definizione proprio ai giovani: l’idealismo. Non mancano spiragli di ottimismo, di apertura verso un ignoto, ma anelato, cambiamento sociale.

Forse proprio in virtù di questa ricerca che vede mescolarsi la disillusione e lo sconforto per il presente, ma anche un sentimento di positiva attesa per un futuro migliore, Alessandro Gaudio si mostra come interprete autentico e sensibile di quella società che ritrae e che spera, attraverso il mezzo dell’arte, di cambiare.

www.schubert.it/gaudio2
Giulia Kimberly Colombo e Alessandro Di Vicino Gaudio

martedì 27 settembre 2016

Lorenzo Piemonti Opere Madì


In collaborazione con il collezionista Maurizio Calvi, amico dell'artista, e della moglie in galleria viene allestita una mostra retrospettiva ad un anno dalla scomparsa di Lorenzo Piemonti.
L'esposizione si è concentrata sul fertile periodo in cui Piemonti, contribuisce a portare il pensiero Madì in Italia fondandone, con un gruppo di artisti una "congrega" coesa. Questa esperienza lo portò ad esporre in diversi paesi assieme ai fondatori del Madì argentino, paese d'origine.

La mostra incentrata prevalentemente su un nucleo di opere di piccole dimensioni, oltre ad essere un sunto della fertile produzione del maestro, vuole essere uno stimolo per approfondire la conoscenza di un artista che in circa sessant'anni di attività ha studiato, prodotto e contribuito all'evoluzione dell'espressione artistica del nostro paese.
Accompagnata da un catalogo con un saggio di Lorenzo Bonini e diverse testimonianze critiche la mostra può essere visitata in galleria fino al 29 ottobre 2016 o avere una carrellata delle opere sul sito della galleria: www.schubert.it/piemonti

mercoledì 9 marzo 2016

Umberto Lilloni articolo di Lauro Giuliani su Gazzetta di Mantova 18 marzo 1955

In un lontano giorno dell'aprile 1922, nella grande sala del Campidoglio in Roma, presente il Principe Erede, il segretario della commissione della prima Olimpiade Universitaria chiamò ad alta voce il nome di Umberto Lilloni, vincitore nella classe della pittura. Vi fu un silenzio prolungato. Mentre fra i ministri e le autorità che facevano ala al principe, si determinava una certa perplessità, il segretario ripetè forte il nome di Umberto Lilloni. Questa volta una voce squillante rispose «presente»: un giovanotto si alzò dal fondo della sala, l'attraversò con passo deciso, si fermò davanti ai personaggi, con un corretto inchino strinse la mano che Umberto gli tendeva sorridente, ricevette medaglia, diploma e congratulazioni, infìlò la testa nella corona d'alloro che il ministro dell'istruzione pubblica teneva alzata a due braccia, ringraziò con un altro inchino, e fra gli applausi della folla di invitati riguadagnò il posto in fondo alla sala. 
Quel giovane non era Umberto Lilloni. Era un amico di Lilloni, si chiamava Peppino Ingegnoli e aveva così risolto il dramma dell'autentico premiato che, paralizzato dall'emozione e dalla timidezza, continuava a stare immobile sulla sedia accanto, la fronte rorida di sudore. Usciti dal Campidoglio, in una trattoria fuori mano, assenti il principe e i ministri ma presenti altri giovani pittori, Lilloni veniva incoronato col lauro alla fine della cena, riceveva medaglia, diploma e congratulazioni e naturalmente pagava per tutti. 
Strana timidezza quella di Lilloni, sol che si pensi che nella guerra 1915-18 l'allora giovanissimo pittore - che era nato nel 1898 - era stato combattente e decorato nei battaglioni d'assalto sul Carso e sul Piave.

***

I Lilloni sono di Medole non si sa da quante generazioni. Forse anche il capostipite nacque fra quella pacata gente dell'Alto Mantovano, sobria e lavoratrice, che deve sgobbare di buona schiena per strappare messi e frutti alla terra non certo prodiga. Da tempo immemorabile la gente del luogo chiama i maschi della famiglia Lilloni non col nome o col cognome, ma con l'attributo di « Capo ». Il perchè non è bene accertato. Sembra che l'origine dell'appellativo discenda da un Lilloni, avo di Umberto, che sarebbe stato il capo di una banda di briganti; ma se le leggi della ereditarietà hanno un sia pure minimo significato, bastano a smentire la incerta leggenda, gli occhi limpidi del pittore e il suo faccione straordinariamente ottimista che non richiama certo tenebrosi pensieri. 
Francesco Lilloni suo padre, era un bravo mobiliere, attivo e intelligente. Un fratello di questi, il notaio Luigi Lilloni acquistò fama di sconcertante originalità a Poggio Rusco dove visse lungamente e dove si spense. Il padre di Umberto avrebbe voluto iniziare il ragazzo nella sua stessa attività artigiana, tanto più che rivelava eccellenti attitudini al disegno. Ma il giovane la pensava diversamente e il richiamo potente della pittura agì ben presto sul suo spirito candidamente fidudoso, portato alla interpretazione figurativa della natura, particolarmente delle piante e delle acque. Non senza contrasti perciò, potè iniziare gli studi che lo condussero ben presto all' Accademia di Brera dove, allievo di Tallone e di Alciati, impose le eminenti qualità che lo condussero ad eccellere rapidamente. Il suo vero maestro però fu Emilio Gola alla cui espressione si mantenne fedele pure affermando la propria riconoscibile personalità. 
Invitato a tutte le Biennali veneziane dopo il 1928; insegnante per quindici anni all'Accademia di Brera che l'aveva avuto discepolo; vincitore nel 1922 oltre che della citata Olimpiade Universitaria, del Premio Hayez; nel 1927 del Premio Principe di Piemonte; nel 1933 del Premio Fornara e della medaglia d'oro del ministero dell'Educazione Nazionale per i Premi Golfo di Spezia; nel 1935 ancora del Premio Fornara; nel 1937 della medaglia d'oro alla Mostra universale di Parigi, del Premio per il Paesaggio Monzese r di quello per il Paesaggio Lecchese; nel 1939 del Premio Ricci, del Premio alla Mostra di Bergamo Antica e del secondo premio del Paesaggio Italiano; nel 1941 del secondo premio alla Mostra di Bergamo; nel 1946 del Premio Burano; nel 1947 del secondo premio per il Paesaggio del Garda; nel 1950 del Premio acquisto Michetti, per non citare che i più significativi, Lilloni ha esposto con successo in quasi tutte le capitali europee, ed ha avuto acquistate sue opere da Vittorio Emanuele III, dal Presidente Einaudi, e nello scorso anno dalla regina Federica di Grecia.